

Aveva fatto sognare un'intera nazione, non solo quella che vive di ciclismo, con uno sprint andato male, ma sino ad un certo punto. Perchè un argento olimpico è sempre un risultato di prestigio da raccontare con orgoglio un giorno ai nipotini. Il 9 agosto del 2008, poi, Davide Rebellin compiva 37 anni, un'età non da poco anche per chi va in bici. Sul traguardo posto sulla Muraglia cinese, lo aveva battuto solo un basco, Samuel Sanchez. Rammarico, certo, ma tanta soddisfazione.
E invece il 28 aprile del 2009 arriva la doccia gelata: il vicentino è uno dei sei atleti positivi proprio all'Epo di terza generazione che il Cio ha messo con le spalle al muro dopo nuovi test su 948 campioni dei quasi quattromila all'epoca dei Giochi analizzati. Una nuova sconfitta, pesante, per lo sport in generale ed il ciclismo in particolare.
Sette mesi dopo il Cio ritiene revocato l'argento olimpico e ne ordina la restituzione, ma Rebellin - tramite i suoi legali - impugna la sentenza e presenta ricorso al Tas. Ma il tribunale di Losanna ha respinto l'appello e confermato quindi la revoca della medaglia ottenuta ai Giochi di due anni fa. L'argento andrà allo svizzero Cancellara e il bronzo a Kolobnev.